VI DOMENICA DI PASQUA A – 2026
IL CONSOLATORE PERFETTO
Un grande scrittore cattolico – C. S. Lewis, autore delle Cronache di Narnia – ha scritto: “Tutte le obiezioni contro Dio nascono dall’idea di un Dio lontano, che non vuole salvare concretamente gli uomini. Ma questa idea nasce, a sua volta, dalla comodità: un Dio lontano è sempre più comodo di un Dio vicino”. Questa frase esprime in modo esemplare il paradosso di chi vive una fede tiepida e contraddittoria.
Dio è lontano o vicino? = noi siamo pronti a lamentarci della presunta lontananza di Dio: Dio non mi ascolta, non mi aiuta… E poi, Dio esiste davvero? Come faccio a credere se non lo vedo e non lo sento? Magari penso anche alla sua presenza nell’ostia, faccio persino la comunione… Ma siamo sicuri che lì ci sia Gesù? Se però Dio è vicino, è scomodo, è ingombrante, chiede impegno, e io rischio di sparire e di non contare nulla, di non ottenere ciò che desidero. Se è vicino e onnipresente domina la mia vita, non mi lascia libero. Insomma, dovrebbe essere lontano e vicino nello stesso tempo: vicino quando mi fa comodo, lontano quando dà fastidio… se qualche volta un pensiero simile mi attraversa, devo stare ben attento, perché non solo è mancanza di fede, ma si avvicina pericolosamente alla bestemmia.
Dio è vicino = S. Agostino dice che “Dio è più vicino a me di me stesso” (Conf. III, 6, 11): per sentirlo e avvertirne la presenza debbo eliminare quel velo di egoismo che avvolge il mio cuore. Le persone che eliminano questo velo sono chiamate da Gesù “puri di cuore” e per questo “vedranno Dio”. Gesù, nel Vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato, vuole insegnarci questa vicinanza.
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti = Gesù lega la sua parola all’amore, perché le due cose non sono separate – sono una cosa sola. L’amore di Cristo ci spinge, dice S. Paolo (2 Cor 5, 14 – il motto del Cottolengo); le nostre azioni sono mosse da quest’amore e ne sono la conseguenza.
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito… = Il Paraclito (in latino ad-vocatus, cioè “chiamato accanto”) era una persona che nei processi antichi potevano permettersi solo i ricchi; a quel tempo non era l’avvocato difensore a parlare, ma l’imputato stesso. L’avvocato gli stava accanto e gli suggeriva nell’orecchio cosa dire. Al di là del significato legale, il termine significa anche “consolatore” – letteralmente, “consolare” significa “stare assieme a chi è solo”, e quindi portare conforto e sollievo a chi è in una situazione di solitudine e sofferenza.
… perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità… = si tratta dello Spirito Santo, la presenza continua di Dio accanto a noi. Ci illumina con la verità e ci conforta con la sua presenza: avvertire la vicinanza dello Spirito Santo è fondamentale per la vita del cristiano.
… che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce = il dramma del mondo è anche quello di tanti cristiani: l’incapacità di sentire e riconoscere la presenza dello Spirito Santo in noi. Lo Spirito Santo è il “grande dimenticato” o “il grande ignorato”: non sentire questo Consolatore Perfetto, ospite dolce della nostra anima, è negare la meravigliosa e provvidenziale presenza di Dio in noi. È stato donato col Battesimo, si rinnova coi Sacramenti, si avverte pregandolo e aprendo il proprio cuore. Negare la sua presenza significa rifiutare Cristo: non si è cristiani se non lo si accoglie.
Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi = in un certo senso, lo Spirito Santo ha bisogno di noi: egli vuole consolare, confortare, difendere, illuminare… ma può farlo pienamente solo se noi siamo le sue mani, i suoi occhi e la sua bocca. Una volta ricevuta la forza e la consolazione dello Spirito, noi siamo trasformati e mossi da Lui, perché la Chiesa vive ed è mossa solo grazie allo Spirito Santo. Tra poco la festa della Pentecoste ce lo ricorderà.