XXIV DOMENICA T. O. A – 2026
L’ARTE DI PERDONARE
Dopo il tema della correzione fraterna della settimana scorsa, in modo coerente il Vangelo prosegue con la pagina appena ascoltata sul perdono.
Abbi pazienza = la parabola vuole illustrare il debito tra Dio e l’uomo (il padrone e il primo servo) e il debito dell’uomo con l’altro uomo (primo e secondo servitore). Salta subito all’occhio il riferimento al Padre Nostro: “rimetti a noi i nostri debiti come ecc.” Il debito dell’uomo con Dio è paragonato a una cifra astronomica: centomila talenti (per l’epoca 60 milioni di giornate di lavoro). L’uomo (ogni uomo) deve tutto a Dio e non potrà mai ripagarlo; l’unico atteggiamento possibile è affidarsi alla misericordia. Eppure, cosa dice il primo servo al padrone? Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. È un’evidente menzogna! Quando mai potrà questo servo lavorare per quasi 165.000 anni? Per questo il padrone (Dio) ha misericordia e condona il debito. Invece, il debito dell’uomo con l’uomo è paragonato a una cifra modesta (100 denari, cioè 100 giornate di lavoro), per mostrare che tra gli uomini il debito è sempre risolvibile. La risposta del secondo servo è la stessa: Abbi pazienza… qui però la risposta è sincera, perché davvero il secondo servo potrebbe rifondere il debito. Due pesi e due misure: a Dio dobbiamo tutto e invece pensiamo di non dovergli niente, agli altri non riusciamo a perdonare nemmeno il poco.
L’arte di perdonare = molti dicono: “Io vorrei perdonare, ma non ci riesco. Appena vedo quella persona, il sangue mi ribolle e non riesco a perdonare”. Chi ragiona così non coglie la differenza tra sentimento e volontà: è normale che la natura (il sentimento) reagisca a modo suo. L’importante però non è ciò che senti, ma ciò che vuoi. Se vuoi perdonare davvero, hai in qualche modo già perdonato, perché non attingi da te stesso la forza di perdonare, ma da Cristo. Il vero perdono, quindi, passa attraverso la preghiera sincera a Cristo. Per completare il ragionamento, può essere utile sgombrare il campo da tre ambiguità.
1 – perdonare non è smettere di lottare = quando si tratta di torti continuati, soprusi e ingiustizie contro di noi o qualche fratello, la lotta deve continuare, altrimenti il perdono si trasforma in benevola indifferenza. Correzione e perdono non si escludono, e in questo il migliore esempio è Gesù che per tutta la vita terrena ha lottato e perdonato.
2 – perdonare non basta = più importante di perdonare, molte volte è saper chiedere perdono. Pensare che siamo solo noi a dover perdonare finisce col creare una mentalità falsamente generosa. L’attenzione unicamente sugli errori degli altri ci spinge verso una disposizione critica, dove noi sembriamo sempre i buoni e gli altri no. Se esamino attentamente e sinceramente le cose per cui devo chiedere perdono, sarà molto più facile perdonare.
3 – cadere nell’intimismo = così come perdonare è un atto di volontà, sarebbe sbagliato pensare che il mio perdono passi unicamente attraverso il sentimento, per cui una volta che ho smesso di odiare nel cuore, non è necessario alcun gesto esteriore. Paradossalmente, questa pace dei sentimenti è una forma di egoismo. Il perdono non avviene in segreto, ma con azioni concrete per avviare la riconciliazione. La riconciliazione è il coronamento evangelico del perdono, è quello che fa davvero guadagnare il fratello e ristabilisce l’unità tra i figli di Dio.
Settanta volte sette = i rabbini del tempo di Gesù ammettevano un perdono fino a tre volte. Pietro arriva a più del doppio. Gesù, al contrario, cambia il criterio. Non “quanto”, ma “quando”: settanta volte sette significa “sempre”. Dal punto di vista umano il perdono è scandaloso e ingiusto. È scandaloso perché invece di chiedere la conversione di chi ha commesso il male, chiede la conversione di chi lo ha subito. È ingiusto perché non chiede compensazione al male fatto. Non può esistere una società basata sul perdono… ma una comunità sì! Una società esige regole e leggi, e il perdono non si basa né sulle regole, né sulle leggi. Il perdono invece si basa sulla misericordia e sull’amore, che non possono essere oggetto di leggi… Se è vero che una società senza giustizia non può esistere, una giustizia senza misericordia uccide e basta.