Omelia del 26 settembre 2026

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 XXVI DOMENICA T. O. A – 2026
OBBEDIENZA E RIBELLIONE

Anche questa settimana, come sarà ancora per la prossima, Gesù propone una parabola sulla vigna. Per comprenderla bisogna tenere conto che Gesù sta parlando ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo.
Il quadretto familiare della parabola è in sé lineare e comune. Il tema è la disobbedienza e l’obbedienza, tuttavia c’è qualcosa di strano e paradossale. L’obbedienza in questa storia ha il tono della deferenza, dell’equilibrio e delle apparenze garbate (Sì, signore, dice il figlio al padre), ma contiene già una sottile ribellione interiore, perché questo figlio sa che non andrà nella vigna. La disobbedienza (il figlio che dice: Non ne ho voglia) ha invece una superficie scomposta, indisciplinata, però la sostanza è buona, perché il figlio poi si pente. Solo questo figlio fa la volontà del Padre, come fa ammettere Gesù ai suoi ascoltatori.
I veri ribelli = nel figlio falsamente obbediente stanno non solo gli ascoltatori di Gesù in quella situazione, cioè i capi contenti di sé e del loro formalismo religioso, ma i benpensanti di tutti i tempi, quelli che hanno continuamente sulla bocca la religione ma non nel cuore. Queste persone sono i veri ribelli, perché nascosta dietro al velo del perbenismo c’è la ribellione contro la volontà di Dio. Nel figlio che è capace di pentirsi e tornare sui suoi passi c’è una ribellione che però sa incamminarsi su una nuova strada.
Il conformismo = Sigmund Freud, il padre della psicanalisi, definiva il conformismo “la miseria psicologica della massa”. Per noi, il conformismo religioso è la morte dello spirito, perché il conformista vive di abitudini, senza alcun senso critico. Il figlio che nella parabola dice “Signorsì”, probabilmente non si rende nemmeno conto di non obbedire al padre, essendo abituato a fermarsi al livello delle parole non seguite dai fatti. Il conformista vive la religione come un robot. Va automaticamente a Messa la domenica, posiziona il corpo da qualche parte in chiesa (possibilmente in fondo) mentre la sua mente è da un’altra parte. Forse al mattino o alla sera recita delle preghiere, che sono diventate una filastrocca mentale, ripetuta per abitudine e priva di contenuto e di partecipazione.
Da quando è valida la Messa? = fino a qualche tempo fa ci si sentiva rivolgere questa domanda. Se entro durante il Vangelo la Messa è ancora valida? O dopo l’omelia? O mentre c’è la consacrazione? Qualche tempo fa un uomo anziano mi disse molto seriamente che preferiva la Messa prima del Concilio, perché il prete era rivolto verso l’altare per la maggior parte del tempo, non vedeva quando entravi e così poteva pensare che tu fossi lì fin dall’inizio…
Quest’atteggiamento è molto simile a quello che alcuni figli hanno verso i genitori. Un padre o una madre si sono sacrificati per una vita intera, poi vengono sistemati in una casa di riposo, e una volta alla settimana viene il figlio o la figlia, orologio alla mano, pensando che forse una visita di mezz’oretta può bastare… ma quella madre come vivrà una visita di questo tipo? Forse non vede l’ora che il figlio e la figlia se ne vadano. Spostando quest’esempio alla vita religiosa: cosa potrebbe pensare Dio di chi vive la religione in questo modo? E, ritornando alla parabola: cosa avrà pensato il padre di quel figlio che ha detto “Signorsì” e si è fermato lì?
Se il giusto si allontana dalla giustizia… = la prima lettura dal profeta Ezechiele ci mette davanti al problema della responsabilità personale e allarga lo sguardo rispetto al Vangelo di oggi. Non si è giusti per sempre o malvagi per sempre. Ogni giorno il giusto può scegliere di convertirsi al male e il malvagio di convertirsi al bene. Noi non viviamo di categorie, ma di scelte personali fatte giorno per giorno. A volte sentiamo qualcuno dire di sé: “io sono una brava persona”. Ecco una definizione che nega sé stessa: chi pensa così di sé stesso ha abbandonato l’umiltà e si è messo al posto di Dio, l’unico che può giudicarci.