XXIX DOMENICA T. O. A – 2026
DATE A CESARE…
…per vedere come cogliere in fallo Gesù… = a più riprese nel Vangelo vengono tesi dei tranelli a Gesù, ma questa volta è un caso molto significativo, e su un argomento delicato: bisogna pagare le tasse a Roma, l’odiato invasore? Ogni risposta possibile è sbagliata: se Gesù dice sì, sembra d’accordo con gli invasori (odiati dalla gran parte del popolo), se dice no sembra un rivoltoso. Gesù è consapevole del tranello e infatti li chiama “ipocriti”.
Mostratemi la moneta del tributo = la risposta di Gesù è talmente ingegnosa che può sfuggirci. Chiede di mostrare la moneta del tributo… ed essi gli presentarono un denaro, dice il Vangelo. Quindi ce l’hanno nella borsa. Il richiamo all’immagine e all’iscrizione è un’astuzia di Gesù. Sulla moneta è raffigurato il volto dell’imperatore, e la Legge di Mosè proibiva agli ebrei di possedere raffigurazioni umane. L’iscrizione inoltre afferma che l’imperatore è un essere divino, il che per gli ebrei era una bestemmia. Anche se non viene detto esplicitamente dal Vangelo di Matteo (perché i suoi ascoltatori e lettori conoscevano bene la legge ebraica) gli accusatori di Gesù vengono messi in difficoltà da questa considerazione che risulta una critica implicita nei loro confronti.
Date a Cesare… = la frase conclusiva è diventata proverbiale ed è talmente rivoluzionaria che fatica ancora oggi ad essere capita. Infatti, per la prima volta nella storia umana Gesù separa il potere politico da quello religioso. È talmente rivoluzionario che la Chiesa stessa non è riuscita a realizzare fino a tempi recenti la richiesta di Gesù: oggi il potere temporale della Chiesa si riduce a meno di mezzo chilometro quadrato e serve ad evitare che il Papa sia assoggettato allo Stato italiano. Separare i due poteri non significa che sono sullo stesso piano, perché tutto deriva da Dio. Gesù si consegna volontariamente alla Passione, ma ricorda a Pilato che Pilato stesso può fare quello che fa per il potere che gli deriva dall’alto. Pilato condanna a morte Gesù (meritandosi di essere ricordato nel Credo), ma non può impedire la Risurrezione di Gesù, quindi la salvezza e la vita eterna portata a tutti gli uomini. La frase di Gesù, quindi, significa: “Date a Cesare quello che Dio stesso vuole sia dato a Cesare”.
… e a Dio quello che è di Dio = È Dio il sovrano di tutti, Cesare compreso. Il cristiano è libero di obbedire allo Stato se non richiede cose contrarie a Dio, ma è libero di disobbedire allo Stato quando lo Stato si mette contro Dio e la sua legge. Uno dei casi più famosi è quello dei responsabili dei crimini di guerra, che invocano l’obbedienza agli ordini ricevuti dai superiori. Ma senza arrivare a questi estremi vale la considerazione fondamentale: lo Stato può elaborare norme, leggi, determinare pene (compresa quella di morte) ma non può creare una morale. Quindi noi non siamo tenuti ad obbedire a nessuna legge, nessun codice, nessuna costituzione dove siano contrarie al Vangelo. Le leggi e le disposizioni variano col tempo e le mentalità. Fermiamoci allo Stato repubblicano italiano. Fino a 50 anni fa valeva in Italia il cosiddetto “delitto d’onore”: L’uomo (ma non la donna) poteva uccidere la moglie adultera e ricevere una pena minima (di solito 7 anni) – inoltre lo stupro veniva sanato col “matrimonio riparatore”, per cui veniva condonato se lo stupratore si sposava e continuava a violentare quella che ormai era sua moglie. Oggi, cambiata la sensibilità, è ammesso l’omicidio nella forma dell’aborto, chiamato ipocritamente “interruzione di gravidanza” – con lo stesso criterio ipocrita potremmo chiamare l’omicidio “interruzione di vita biologica umana” e il furto “transazione impropria di proprietà”. Il giudizio di Dio sui governanti, scrive l’Antico Testamento, sarà inesorabile: imparate, o governanti di tutta la terra. (…) Dal Signore vi fu dato il potere e l'autorità dall'Altissimo; egli esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi: (…) Terribile e veloce egli piomberà su di voi, poiché il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto (…) sui dominatori incombe un'indagine inflessibile. (Sap. 6, 1 ss.)
E noi? = cosa possiamo allora insegnare noi cristiani ai politici contemporanei? Possiamo insegnare uno stile: occorre svelenire il clima di continuo litigio. Possiamo insegnare rispetto del prossimo, educazione, compostezza, umiltà, capacità di evitare risse e insulti. E poi, come facciamo da duemila anni, pregare per i politici.