IV DOMENICA T. O. A – 2026
LEZIONI DI FELICITÀ
Può essere utile, per evitare equivoci, sottolineare come il termine “beati” che compare in questo Vangelo non ha un aggancio diretto con il termine usato dalla Chiesa per il processo di canonizzazione (quello con cui vengono proclamati i santi). Questo processo infatti prevede quattro gradi: la persona viene proclamata in progressione servo di Dio, venerabile, beato e infine santo.
L’importante discorso delle Beatitudini è considerato una specie di “carta costitutiva” del cristianesimo, così come il Decalogo (i dieci comandamenti) lo è per l’Antico Testamento. La differenza salta subito all’occhio: mentre il Decalogo ci parla di cose da fare, le Beatitudini proclamano uno stato e indicano una meta.
Beati… = La parola usata da Gesù (makarioi) significa “felici” (meglio ancora: “grandemente felici”). Si tratta quindi di un discorso sulla felicità, che si sviluppa in otto gradi. Con questa solenne proclamazione, Gesù opera una rivoluzione nel problema della gioia e del dolore. Di solito noi leghiamo la felicità al piacere – più proviamo piacere, più ci consideriamo felici. Ma piacere e dolore sono intimamente legati, tant’è vero che l’assenza di piacere diventa ben presto dolore. Il piacere diventa una droga: sappiamo, infatti, che chi si droga lo fa alla ricerca di piacere – ma sappiamo anche come l’assenza della droga provoca crisi di astinenza, così chi persegue il piacere come felicità, prima o poi si trova in una crisi di astinenza. L’alternanza tra piacere e dolore crea solo confusione e sofferenza, e allora il piacere disordinato ben presto genera nausea e assuefazione.
Spezzare una catena = Cristo spezza questa catena, quest’alternanza distruttiva di piacere e dolore, falsa felicità e precipizio nella sofferenza. Potremmo dire che, risorgendo dalla morte, Gesù introduce un nuovo criterio di piacere: non è un piacere che precede il dolore o una fuga da esso, ma un piacere che segue il dolore. Il primo tipo di piacere genera dolore, il secondo tipo è un frutto del dolore. Come tale, è un piacere spirituale e non fisico, e non può essere distrutto. Sperimentiamo questo piacere nell’amore del prossimo, nel generare vita e veder crescere le persone che amiamo, nell’arte, nella creatività, nella bellezza e nella vera amicizia.
Perché… = le beatitudini sono possibili solo esercitando le virtù della fede e della speranza. Non sono un programma morale, ma otto gradini che illustrano in realtà il modo di essere di Cristo stesso, a cui il cristiano deve guardare. Cristo è povero di spirito, ha pianto, è mite, misericordioso, puro di cuore, operatore di pace e perseguitato. La fede ci permette di attraversare le difficoltà e la speranza ci concede di attendere la piena realizzazione nel Regno di Dio. Come in altri punti del Vangelo, Gesù contrappone la falsa e illusoria felicità di questo mondo (destinata ben presto a tramutarsi nel suo contrario) a quella stabile e duratura della vita eterna.
Due elementi = in modo indiretto, il testo mette in luce due elementi necessari a questo progresso. Il primo è l’assenza di autosufficienza: dobbiamo abbandonare l’orgoglio e scoprirci bisognosi di salvezza. Occorre superare lo spirito di chi, osservando i dettami della religione, pensa di poter vantare dei diritti di fronte a Dio. Si tratta invece di scoprirsi totalmente debitori a lui e vivere in continua gratitudine per il suo amore. Il secondo elemento è la fiducia incondizionata in Dio, pronti a realizzare la sua volontà: umiltà e fiducia predispongono il nostro animo a vivere già qui ed ora la beatitudine.
La beatitudine inizia qua = sarebbe sbagliato, dopo quanto detto, pensare che la beatitudine è uno stato che riguarda solo il futuro dopo la morte: quello di Gesù sembrerebbe allora una specie di inganno, di raggiro. La beatitudine inizia qua: noi di là saremo in modo stabile ciò che Dio ci ha aiutato a diventare di qua. Se qui siamo gretti ed egoisti, di là raccoglieremo questi frutti. Se qui viviamo nella rabbia e nel rancore, di là raccoglieremo questi frutti. La beatitudine è uno stato dello spirito, e dobbiamo lasciare che Dio aiuti il nostro spirito a raggiungerlo già adesso.