omelia del 16 agosto 2026

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 XX DOMENICA T. O. A – 2026
TRE RIFIUTI E DUE MIRACOLI

È difficile trovare una pagina del Vangelo dove Gesù sembri più scostante di quella appena ascoltata. Gesù, diremmo oggi, è all’estero, nell’attuale Libano del sud, abitato all’epoca dai pagani. Si accosta a lui una donna cananea, cioè appartenente alle popolazioni che abitavano la Palestina prima dell’arrivo degli Ebrei.
Primo rifiuto = Questa donna è mossa dall’amore per la figlia, posseduta da un demonio. Chiama Gesù per tre volte “Signore” e riconosce che è “Figlio di Davide”, cioè il Messia. Nel formulare la sua richiesta grida, ma Gesù non le rivolse neppure una parola. Il primo rifiuto sembra il disinteresse più totale, non degno nemmeno di una risposta.
Secondo rifiuto = a questo punto intervengono i discepoli e intercedono per lei, se non altro per far smettere quel chiasso. Ma Gesù dice: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele. Questa risposta rispetta l’ortodossia ebraica: la salvezza è solo per gli Ebrei – sarà un problema dibattuto anche nella Chiesa delle origini. Cos’avremmo fatto noi a questo punto? Forse ce ne saremmo andati, offesi e scandalizzati, pensando: è questo il modo di trattare chi sta soffrendo, proprio lui che parla di misericordia?
Terzo rifiuto = ma la Cananea rimane e insiste. Non è una persona permalosa, è umile. Anzi, si prostra davanti a lui e insiste: Signore, aiutami! Ma ecco il terzo rifiuto di Gesù: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. Questa frase riprende il secondo rifiuto, motivandolo con la mentalità ebraica del tempo: solo gli Ebrei si consideravano figli in quanto discendenti di Abramo, e anzi chiamavano i pagani “cani”.
Primo miracolo = A questo punto, davvero, chiunque se ne sarebbe andato, sentendosi insultato. Ma la Cananea no. Questa donna, che ha cominciato un po’ in sordina, ingigantisce ogni volta davanti ai nostri occhi. Pensiamo ad una specie di gara di salto in alto: l’allenatore (Dio) ad ogni difficoltà alza un poco l’asticella per spronare la nostra fede. Così ha fatto Gesù con questa donna, che ora non si arrende, non si limita a chiedere, ma argomenta, con umiltà e sapienza: È vero, Signore (…) eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. La risposta di Gesù è piena di esultanza e di lode: Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri. Gesù, che ha sovente rimproverato gli apostoli, e lo stesso Pietro, di poca fede, ora loda la fede (proclamata addirittura grande!) di questa straniera pagana. Così avviene il miracolo della guarigione della figlia.
Secondo miracolo = ma c’è un miracolo più grande della guarigione della figlia: quella donna è diventata una “credente”, anzi, una delle prime credenti provenienti dal paganesimo. È una nostra antenata. Se Gesù avesse accolto la richiesta alla prima volta, ci sarebbe stata soltanto una guarigione. Quella donna e sua figlia avrebbero superato una difficoltà concreta e tutto sarebbe finito lì – sarebbero morte senza lasciare una traccia dietro di sé. Così invece è nata una fede, è cresciuta, si è purificata al punto da strappare un grido di entusiasmo a Gesù, e quindi a Dio.
Un insegnamento = Quante cose ci insegna questa storia! Per chi crede è grande motivo di sofferenza la preghiera non ascoltata. Abbiamo pregato tanto per qualcosa, eppure niente… Dio sembra sordo alle nostre richieste. Ecco che allora questa donna può essere nostra maestra e sembra, lei pagana, aver ascoltato le parole del profeta Isaia: Voi che rammentate le promesse del Signore, non prendetevi riposo e neppure date a lui riposo (Is 62, 6). Lei non ha dato riposo a Gesù.
Il cuore di Dio = a questo punto possiamo chiederci cosa c’era nel cuore di Gesù. Non c’era durezza di cuore – Gesù soffriva nell’opporre i suoi rifiuti, sperando però che la donna non si arrendesse… perché Dio si scontra sempre con l’incognita della libertà umana, che può continuare a sperare in Dio o abbandonarlo. Dio ci ascolta sempre… anche quando sembra non ascoltare. Nel ritardare l’esaurimento di una richiesta, Dio spera che passiamo da una richiesta materiale a una spirituale, da una cosa piccola a una grande.
Un quintale di letame = per illustrare questo concetto, un antico autore spirituale raccontava questa storiella. Un contadino aveva ricevuto la bella notizia che il re in persona l’avrebbe ricevuto. Emozionatissimo, si presenta al re e cosa gli chiede? Un quintale di letame per i suoi campi! Era il massimo a cui era riuscito a pensare…