omelia del 23 agosto 2026

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 XXI DOMENICA T. O. A – 2026
VOI CHI DITE CHE IO SIA?
La risposta a questa domanda posta da Gesù fa di Pietro il fondamento della Chiesa. Usciamo per una volta dal commento immediato del Vangelo, per renderci conto che questa domanda interpella ancora oggi tutti, anche i non credenti. Secondo me, secondo noi, chi è Gesù? Ovviamente ognuno avrà la sua risposta, ma proviamo per comodità ad evidenziare tre categorie.
Il Gesù novità = le persone, giovani o meno giovani, che sono in ricerca danno una risposta forte a questa domanda; cercano esperienze significative, vanno alla GMG, alla marcia della pace ad Assisi – qualcuno si spinge a compiere il Cammino di Santiago o a cercare di vivere momenti importanti (un ritiro in convento, una settimana comunitaria…). Gesù è la novità, la freschezza, colui che può dare un senso profondo e impegnativo alla vita. In un mondo ormai arido, guasto, pieno di falsità e proposte ingannevoli, Gesù parla delle scelte fondamentali, della capacità di mettersi totalmente in gioco, dell’amore vero come scelta di base, come dono di sé agli altri. Il Vangelo attrae proprio perché propone una scelta radicale, intensa e chiede un legame forte e personale con Cristo: legame che diventa il modello di una vita comunitaria, opposta ai tanti rapporti personali vacui e insignificanti del mondo contemporaneo.
Il Gesù tradizione = la Chiesa da due millenni si regge su due colonne: la Sacra Scrittura e la tradizione. La tradizione ha impedito molte derive e tante le impedisce ancora oggi, dove il particolarismo e le idee non controllate finiscono per creare sette o scismi. La risposta di Gesù a Pietro nel Vangelo di oggi serve proprio ad impostare una tradizione, una pietra su cui costruire l’edificio della Chiesa, capace di prevalere contro gli assalti del male. Non bisogna però confondere la tradizione con la consuetudine: la tradizione è ciò che la Chiesa tutta intera crede da sempre; la consuetudine, invece, è ciò che si pensa o si fa in un certo luogo da qualche secolo o qualche decennio. Non si può però solo vivere di tradizione, e ancor meno di consuetudini, di rifugio nel “si è sempre fatto così” perché si rischia di oscurare la freschezza e la novità del Vangelo, eternamente giovane in ogni epoca. Vivere solo di tradizione significa accontentarsi di una stufetta tiepida per i momenti difficili – confinare Gesù in una parte della nostra vita, piccola o meno piccola, che non cambia mai il resto della nostra vita. Gesù è in una camera del nostro cuore che non tocca e modifica le altre.
Il Gesù “fai da te” = già tempo fa il Cardinal Biffi parlava di “praticanti non credenti”. Quest’espressione ben definisce la spaccatura tra una pratica religiosa, portata avanti senza intima convinzione, e la fede che solo può darle un senso. Un’indagine ha portato alla luce che il 14% degli italiani va più o meno normalmente a Messa, ma solo un terzo è convinto che nell’Ostia c’è la presenza reale di Cristo (gli altri pensano in genere a un simbolo o un ricordo) e due terzi non si confessano mai. È un atteggiamento da supermercato delle religioni: mi offrono Gesù, ma prendo solo quello che mi piace e secondo le mie idee. Di fatto è la negazione della Chiesa e di Cristo stesso. Il Gesù “fai da te” è il segno del post-ateismo: l’ateismo era una presa di posizione coerente e pensata. Qui invece non c’è più né riflessione né adesione. Si vive sull’impressione del momento e con l’idea di poter fare tutte le scelte insieme o nessuna – e soprattutto con l’idea di poter tornare sempre indietro dalle scelte già fatte, come quelle importantissime dei sacramenti (Battesimo, Cresima, Eucaristia).
Voi chi dite che io sia? = questa breve rassegna ha due difetti: il primo è di creare un’inevitabile schematizzazione; il secondo è di congelare una situazione di per sé fluida. Si può salire o scendere durante la vita attraverso queste e altre categorie, a seconda che si sappia cogliere o meno quanto ci detta lo Spirito Santo. È importante considerare che, al di là di questi schemi, la domanda di Gesù continua a interrogare tutti, credenti e no. Si può anche non credere, si può anche essere contro la Chiesa: Gesù comunque non lascia indifferenti e interroga tutti.