Omelia per le Ceneri 2026
IL COMBATTIMENTO TRA CARNEVALE E QUARESIMA
Ci lasciamo ispirare per alcune considerazioni da un celebre quadro del pittore olandese Peter Bruegel, dipinto nel 1559: Il combattimento tra Carnevale e Quaresima. Trovate il dipinto facilmente su internet ed è postato anche sul sito della nostra parrocchia.
Erano già in uso nel Medioevo questi finti combattimenti buffi tra il Martedì Grasso (Carnevale) e la Signora Digiuno (Quaresima). I divertimenti del Martedì Grasso finivano inevitabilmente con la vittoria della Quaresima (che sarebbe poi stata vinta a sua volta dalla Pasqua). Il contesto è grottesco, ma ci può insegnare qualcosa sulle intenzioni del pittore. Siamo in una piazza affollatissima, e in primo piano si sfidano i due contendenti, entrambi raffigurati in modo deforme.
Carnevale = è un uomo grasso e trasandato, ha alla cintura un grosso coltello da macellaio e cavalca una botte, su cui è inchiodata un’enorme bistecca di maiale. La sua arma è uno spiedo con una testa di porco, un pollo e delle salsicce. Nel suo corteo di personaggi mascherati spicca subito dietro di lui un uomo vestito di giallo con un’enorme borsa di danaro alla cintura. Il giallo per l’epoca è il colore del tradimento e della menzogna: viene subito in mente il dipinto di Giotto: Il bacio di Giuda, dove quest’ultimo è completamente avvolto da un manto giallo.
Quaresima = è una donna vecchia, curva e con un logoro vestito da monaca. Il volto smunto, verdastro e malaticcio indica le privazioni corporali. Ha in mano una piccola fascina per le mortificazioni fisiche e sulla fronte la croce di cenere. La sua arma è una pala con due aringhe. È circondata da cibi quaresimali: in testa un alveare (il miele era cibo quaresimale), poi pagnotte, fichi e cozze. Siede su una carretta trascinata da un frate e una monaca.
Una Chiesa alla deriva = l’aspetto sgradevole dei due contendenti (Carnevale e Quaresima) ci rimanda, vista anche la data del dipinto, ad una Chiesa immersa in polemiche e scontri. Il Carnevale rappresenta il Protestantesimo: Lutero aveva abolito la Quaresima e il sacramento della Confessione, ma non il Carnevale. L’aspetto deforme di questo e del suo seguito indica la persona che non può accedere al sacramento del Perdono ed è costretta, quindi, a rimanere nel peccato. La Quaresima rappresenta il Cattolicesimo, perduto nel disprezzo del corpo, nelle mortificazioni corporali e in una visione severa, triste e dolorosa della vita. Questa contrapposizione diventa deleteria. Da un lato (il Carnevale) un malinteso senso di libertà porta alla degenerazione dell’uomo. Dall’altro lato (la Quaresima) le regole e il rigorismo finiscono per soffocare lo Spirito e costruire una gabbia di precetti gravosi, negazione stessa di quella vita che vorrebbero migliorare.
E oggi? = queste contrapposizioni esistono ancora, si sono solo modificate. Lo spirito del Protestantesimo ha portato ad un’alternanza di lavoro e divertimento come unico scopo della vita: il sogno di tanti è accumulare soldi per vivere un eterno carnevale. Un Cattolicesimo deviato ha portato invece ad uno scontro senza misericordia: se è giusto tentare di correggere le visioni del mondo contemporaneo lontane da Dio, è sbagliato però mancare di carità verso le persone che le vivono. Ecco che allora la critica si radicalizza: invece di andare alla radice dell’Amore che si vuole annunciare, ci si ferma alla superficie degli atteggiamenti, delle mode, dei gusti personali, col rischio di confondere ciò che non ci piace con ciò che non piace a Dio – noi non siamo Dio e non tocca a noi giudicare!
Sobrietà = il proposito per la Quaresima può essere allora quello della sobrietà, molto apprezzata dai Padri della Chiesa. Sobrio è chi vive in maniera equilibrata e misurata: la sobrietà è lo stile di vita che rende la persona degna di fiducia e capace di assumersi responsabilità. La persona sobria sa pensare al bene comune, e sa anche trattare gli altri senza arroganza e sopraffazione. La sobrietà libera dalla ricerca del piacere ad ogni costo, ma libera anche da un malinteso spirito di autoflagellazione e di punizione di sé stessi. In una società come la nostra, dominata dagli eccessi, dal desiderio di visibilità, di possesso delle cose e delle persone, la sobrietà può davvero insegnarci un modo più dignitoso e bello di vivere.