Omelia Giorno di Pasqua 2026

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 PASQUA – Messa del giorno – A 2026
PASSARE OLTRE

Oggi celebriamo la Pasqua, la festa più importante dell’anno. Ricorda l’evento che è al centro della nostra fede: la Risurrezione di Gesù, ma quest’evento ci pone anche davanti a un enigma. Nei Vangeli la Risurrezione non è descritta. Troviamo la tomba vuota, e poi Gesù risorto, con la fatica – molte volte – di saperlo riconoscere… Com’è possibile che l’evento centrale della nostra fede non ci venga raccontato, e invece ne scopriamo solo le conseguenze? La prima riflessione, elementare ed evidente, è che quando è successo, non c’era nessuno per raccontarcelo. Questo già però ci parla di onestà del raccontare: se i Vangeli fossero solo frutto di invenzione, come molti purtroppo credono, cosa sarebbe costato inserire qualche scena grandiosa, piena di effetti speciali… Nell’arco dei secoli, molti pittori famosi hanno lavorato di fantasia, col desiderio di rendere evidente ai nostri sensi l’evento fondamentale della fede cristiana, ma sta di fatto che nei Vangeli noi vediamo – con dettagli diversi – solo il dopo, le conseguenze. Cerchiamo allora di cogliere alcuni significati utili per noi.
Transizione = la parola “Pasqua” significa “passare oltre”. Per gli Ebrei era il ricordo del passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà, con il miracolo del passaggio attraverso il Mar Rosso. Ma anche per noi è un “passare oltre”. Gli Ebrei erano davanti al Mar Rosso, inseguiti dalle schiere egiziane, e con questo miracolo sfuggirono alla morte. Tutti noi però siamo davanti alla morte, il più grande di tutti gli ostacoli. E molti pensano sia il capolinea: si arriva alla morte e non si va più da nessuna parte. Fine della corsa.
Un nuovo inizio = per noi cristiani invece la Pasqua è un nuovo inizio. Ma attenzione: la notizia non è semplicemente che Gesù è risorto. Di per sé sarebbe semplicemente la notizia storica di un grande prodigio e basta. La notizia importante invece è un’altra – anzi sono due notizie. La prima è che Gesù ha vinto la morte. Gesù non ha evitato la morte, che non sarebbe una vittoria ma una scappatoia. Gesù muore, ma “passa oltre” la morte – la attraversa come gli Ebrei hanno attraversato il Mar Rosso in modo miracoloso (per gli Ebrei il mare era in antico simbolo di morte). Inoltre, dopo avere attraversato la morte, la morte è vinta per sempre: Gesù non muore più. La seconda grande notizia, ancora più importante, è che anche noi partecipiamo di questa vittoria.
Un nuovo impegno = partecipare a questa vittoria non è automatico: è un impegno. Non siamo cristiani se viviamo come tutti gli altri, facendo ogni tanto qualche preghiera e qualche rito strano. Vivere la Pasqua è il lavoro del cristiano per tutta la vita. Gesù, risorgendo, lascia i teli nel sepolcro – non è semplicemente sbucato fuori da una tomba per continuare a vivere come prima. Nel Battesimo noi abbiamo un bellissimo simbolo per indicare questo: il battezzato abbandona idealmente i vecchi abiti per indossare una veste bianca, simbolo della luce di Cristo Risorto. Noi siamo chiamati ad abbandonare i vecchi abiti, le vecchie abitudini, la vecchia vita. Tutte le volte che si profila davanti a me un problema, un momento di sconforto o una tentazione, io devo dirmi: con Cristo sono già risorto anch’io. Non devo riprendere le lenzuola funebri, rientrare nel sepolcro, con l’idea che tanto non c’è niente da fare, e davanti a me c’è solo la morte – o una vita trascinata nelle illusioni di questo mondo: soldi, potere, divertimento, successo. Tutti sogni che portano alla morte. Sono cristiano e quindi non sono un “essere per la morte” ma un “essere per la vita”. Chi segue Cristo è per la vita e va verso il Padre (Venga il tuo Regno…). Ogni atto veramente cristiano richiede fede nella risurrezione, e ogni atto d’amore richiede di credere che posso “passare oltre” la morte.