omelia del 12 aprile 2026

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 II DOMENICA DI PASQUA A – 2026
TOMMASO, IL MODERNO

L’episodio dell’apostolo Tommaso è molto vicino alla sensibilità moderna. Tommaso ci somiglia: è dubbioso, pratico, non sarà facile indurlo a credere! Ci fa pensare a certi uomini di cultura dei nostri giorni i quali – sentendo che qualche loro collega si è avvicinato alla fede – si scandalizzano, facendo capire che a loro non succederà mai!
Tommaso è un nostro contemporaneo in mezzo agli apostoli, ma ci è simpatico anche per altri motivi. Tommaso fatica a capire, tuttavia ama Gesù al di là dei propri dubbi. È la terza volta che lo incontriamo in breve tempo nel Vangelo di Giovanni.
Tre domeniche fa l’abbiamo incontrato nell’episodio della risurrezione di Lazzaro. Gesù vuole andare a vedere l’amico morto, ma i discepoli cercano di dissuaderlo: è pericoloso per lui andare in questo momento nei pressi di Gerusalemme. E Tommaso esclama: “Andiamo a morire con lui!” Tommaso ama Gesù, ma nel coraggio e nella disperazione. È rassegnato al peggio. È disposto a correre il rischio di morire, ma non il rischio di credere.
Nell’ultima Cena, Tommaso manifesta nuovamente il suo dubbio. “Del luogo dove io vado – dice Gesù – voi conoscete la via”. Tommaso chiede: “Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?”. Gesù risponde con alcune tra le parole più alte del Vangelo: “Io sono la via, la verità e la vita”. È meraviglioso come ogni volta i dubbi di Tommaso si risolvono in una benedizione per noi. Noi siamo nei suoi dubbi, e le risposte che lui ottiene sono anche per noi.
Quello che ha salvato Tommaso è la sua sofferenza di non credere. Ha amato profondamente Gesù, ha il rimpianto di non essere morto per lui… eppure non è riuscito a credere pienamente in lui.
Oggi incontriamo lui e il suo dubbio per la terza volta. E le sue parole oggi esprimono la sua sofferenza nella fede, sembrano una sfida. La sfiducia è espressa in modo appassionato (se non vedo… se non metto il dito, la mano…) e sembra rivolta soprattutto agli altri apostoli.
Una gloriosa sconfitta = potremmo chiamare così la seconda puntata dell’episodio di oggi. Gesù, dal regno dell’invisibile, accetta la sfida. Tommaso ne esce castigato, e questo è il prezzo della fede mancata. Mostrandosi scettico, si era comportato come quei bambini viziati che sanno di essere amati dai genitori, ma vogliono imporre una dimostrazione dell’amore. Il pentimento e la conversione sono immediati, con la più bella professione di fede del Vangelo (mio Signore e mio Dio!). Ma arriva anche un dolce rimprovero da parte di Gesù (Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!).
Il dialogo con i non-credenti = Tommaso è una specie di santo patrono di tutti i non-credenti convertiti. In realtà, il confronto con i non-credenti ci aiuta a evitare una fede grossolana e automatica. Molto spesso i non-credenti non rifiutano il vero Dio, ma piuttosto un’immagine distorta, una specie di controfigura che i credenti stessi hanno contribuito a creare – e quindi ci costringono a rimetterci sulle tracce del Dio vivo e vero, al di là delle banalizzazioni e delle immagini stereotipate. Certo, dobbiamo sperare e pregare perché tante storie di non-credenti abbiano la stessa conclusione gloriosa dei dubbi di Tommaso… Usando un gioco di parole potremmo dire che Tommaso, per credere, ha dovuto ricredersi. Non ha mollato, otto giorni dopo era lì, ad aspettare l’incontro definitivo con la fede.
Beati quelli che hanno veduto… e hanno creduto = un celebre scrittore cattolico (Chesterton) ha capovolto in questo modo la frase di Gesù, per significare gli ostacoli che la fede deve superare. Beati quelli che, pur vedendo le infedeltà della Chiesa, gli scandali, le infedeltà e le umane miserie di alcuni pastori, non hanno perso la fede nel Signore della Chiesa e sanno mantenere salda la rotta verso la salvezza che Lui ci dona.