V DOMENICA DI PASQUA A - 2026
LA VIA, LA VERITÀ E LA VITA
I dubbi dell’apostolo Tommaso permettono a Gesù di proclamare una delle affermazioni più importanti del Vangelo: io sono la Via, la Verità e la Vita. Nel suo aspetto perentorio, questa frase può indurre in errore. Gesù sta chiarendo a Tommaso un dubbio: non si sta opponendo a qualcuno o qualcosa. È però anche vero che Gesù non esprime qualcosa di generico o di relativo – Gesù non dice “una via” o “una verità”. Cosa esclude la sua affermazione?
Le false vie e le false verità = tutto ciò che Gesù dice e fa nel Vangelo, già di per sé esclude molte cose. Gesù non solo compie il bene, ma ci aiuta a sfuggire al male e al peccato. Ci chiama a conversione proprio per cercare di evitare all’uomo di perdersi nelle vie della tenebra e della menzogna. Come il diavolo a volte si camuffa da angelo di luce, così il male e il peccato si mostrano sovente sotto le mentite spoglie di un finto bene. È quello che opera il serpente fin dal Paradiso Terrestre, presentando il peccato come un guadagno per l’uomo. E quindi le false vie e le false verità sono proprio quelle che mostrano l’egoismo, la superbia, la finta giustizia come un bene per noi uomini, una scorciatoia per la felicità che però alla fine trascina l’uomo verso la morte spirituale.
Le altre religioni = viviamo in una società multiculturale dove tante religioni si incontrano, e allora l’affermazione di Gesù sembra orientata a escludere. Se guardiamo tuttavia il Vangelo, ci accorgiamo che l’ambiente in cui Gesù si muove non è, da questo punto di vista, tanto diverso dal nostro. La Galilea era detta Galilea delle genti, perché abitata e attraversata da persone di varia provenienza. Non solo: Gesù esce più volte dai suoi confini, loda la fede che gli manifestano personaggi pagani (la donna fenicia, il centurione). Agli ebrei, in compenso, dice di non essere venuto per abolire la Legge di Mosè, ma per portarla a compimento. L’atteggiamento di Gesù è inclusivo, non tende a respingere nessuno; nello stesso tempo non è di indifferenza o di disimpegno. Le persone che vengono da lui sono nel bisogno o addirittura nella sofferenza e lui loda la loro fede, non le loro opinioni. La fede è centrale. Oggi purtroppo, invece, ci fermiamo sovente alle opinioni, e facciamo della religione e dell’incontro tra le religioni solo una questione di opinioni.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me = anche questa frase, che continua la precedente (io sono la Via, la Verità e la Vita), soltanto in apparenza sembra escludere. Tanti arriveranno al Padre per mezzo di Gesù grazie all’amore che avranno saputo donare. Ma noi che l’abbiamo riconosciuto e partecipiamo dei suoi sacramenti, siamo chiamati a diffondere il suo amore. Non dobbiamo rinunciare alla nostra fede – anzi! Dobbiamo proclamarla con convinzione. Dobbiamo invece rinunciare ai metodi intolleranti di professarla e propagarla, perché questi metodi sono contrari alla stessa fede. Secondo il Vangelo, l’ideale supremo è dare la vita per la fede, non uccidere l’infedele.
Troppe domande = forse le considerazioni che precedono hanno risposto a qualche domanda che ci poniamo, ma Gesù stesso si inquieta per le troppe domande poste. Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? – dice a questo apostolo. Tante persone, anche pagane, lo hanno incontrato e hanno creduto subito in lui. Le parole di Gesù a Filippo sono un invito ad andare oltre le domande. Porsi domande sulla fede è giusto, a patto che le domande non diventino un pretesto per evitare di credere. Purtroppo, capita sovente a noi sacerdoti di incontrare persone che ci subissano di domande, il cui unico scopo è di trovare una scusa per non impegnarsi nella fede. L’affermazione di Gesù da cui siamo partiti dà tutte le risposte. Gesù sembra dirci: poche domande e molta fiducia in me. Non sai dove andare? Io sono la Via. Non sai più a chi o a che cosa credere? Io sono la Verità. Non sai più qual è il senso del tuo affanno quotidiano sotto il sole? Io sono la Vita.