ASCENSIONE A – 2026
IL CIELO È CAMBIATO
Una volta il mistero dell’Ascensione richiedeva certamente un atto di fede, ma il panorama in cui si muoveva era comprensibile a tutti e ci lasciava tranquilli. Ora, invece, soprattutto dopo le scoperte dell’aeronautica, potremmo dire che il cielo in qualche modo è stato distrutto: al suo posto c’è uno spazio nero, infinito e gelido, popolato di misteriosi e lontani corpi celesti. Una volta lo schema del mondo era diviso in tre piani: cielo, terra e sottoterra. Il cielo era il luogo di Dio, la terra il luogo degli uomini e della vita fisica, sottoterra stava la dimensione paurosa della morte (la parola “inferno” significa letteralmente “che sta sotto”).
Una dimensione nuova = per noi oggi la parola “cielo”, come la intende la Bibbia, significa immaginare una dimensione nuova, puramente spirituale, in cui le espressioni sopra, sotto, davanti e dietro, non hanno più significato. In questo senso non c’è un contrasto tra scienza e fede, però ci è richiesto uno sforzo ulteriore nella nostra fede per comprendere che cosa la Bibbia ci vuole dire.
Io vado al Padre = quest’espressione di Gesù, detta prima dell’inizio della Passione (Gv 14, 12) non significa tanto lasciare questa terra, quanto piuttosto essere glorificato ed entrare (o meglio, rientrare) nella dimensione della gloria di Dio, che il linguaggio biblico chiama “cielo”. Andare in cielo significa andare a Dio, ed essere in cielo significa essere presso Dio. Questo non è in contrasto col fatto storico dell’Ascensione (come descritto nella prima lettura dagli Atti degli Apostoli), e nemmeno col mondo indiretto e allusivo con cui lo descrive S. Paolo nella seconda lettura (lo resuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli). È vero però che questo ritorno di Cristo al Padre realizza una condizione nuova anche per il cielo, una condizione che tocca tutti noi.
Il cielo è cambiato = l’Incarnazione ha realizzato una condizione nuova: Dio ha preso un corpo umano, e con la Pasqua questo corpo è stato glorificato. Con Cristo un frammento del nostro mondo umano è giunto definitivamente a Dio ed è stato da lui accolto. Il cielo è cambiato perché accoglie un corpo umano, per quanto glorificato, e dopo Gesù accoglierà la Vergine Maria in anima e corpo. Questa però è una primizia che richiede un seguito: Cristo è il Capo e la Chiesa è il suo Corpo Mistico. Con lui, perciò, tutti noi siamo ascesi in speranza e promessa: siamo candidati ad essere un giorno con il nostro Capo, Cristo, presso Dio anche con il nostro corpo risorto. Diceva Papa San Leone Magno di questa festa: “Oggi ricordiamo e celebriamo il giorno in cui la nostra povera natura è stata elevata in Cristo fino al trono di Dio Padre”.
Noi dobbiamo cambiare = Questo può avvenire però solo se avviene un nostro cambiamento che deve realizzarsi in due fasi. (1) la prima è saper accogliere lo Spirito Santo: riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi – dice Gesù (prima lettura), e anche S. Paolo dice: il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui (seconda lettura). Quest’accoglienza non è passiva e automatica, ma deve essere partecipata dalla nostra libertà e volontà. (2) la seconda fase è, grazie allo Spirito ricevuto, essere testimoni di Gesù, come lui dice negli Atti (prima lettura) e spiega nel Vangelo: fare discepoli, battezzare, insegnare.
Io sono con voi tutti i giorni = la frase finale del Vangelo di Matteo sembra irreale a molti oggi, che si sentono soli e non accompagnati – al punto da apparire come una promessa mancata di Gesù. Ma lui la pronuncia proprio dopo aver chiesto l’impegno. Il Signore Gesù è davvero sempre con noi, tuttavia lo percepiamo pienamente solo quando decidiamo di entrare nella nostra missione. Non siamo a questo mondo solo per salvarci, ma per essere strumenti di salvezza.