SS. TRINITÀ ANNO A – 2026
DIO NON È SOLITUDINE
Nella festa della SS. Trinità la liturgia di quest’anno ci mette davanti a una delle frasi più luminose di tutta la Scrittura: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito" (Gv 3,16). Spesso immaginiamo Dio come un giudice severo o un'entità lontana, ma le letture di oggi ci dicono l'esatto opposto.
La prima lettura (Esodo): Ci mostra un Dio che "passa davanti" a Mosè proclamandosi "misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà". È un Dio che scende sul monte per camminare con il suo popolo, nonostante le sue colpe.
Il Vangelo (Giovanni): Gesù rivela che la missione del Figlio non è la condanna, ma la salvezza. La Trinità non è un concetto astratto da studiare, ma un abbraccio in cui siamo invitati a entrare. Credere nella Trinità significa credere che alla radice di tutto non c'è il caso o la solitudine, ma una comunione d'amore.
Nella seconda lettura (2 Corinzi) S. Paolo ci rivolge il celebre saluto trinitario: "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi". Questo augurio specifica la comunione d’amore interna a Dio stesso e ci ricorda che la vita cristiana è fatta di relazioni:
1. L'Amore del Padre (Dio): È la fonte che ci ha voluti e ci sostiene.
2. La Grazia del Figlio: È la mano tesa di Gesù che ci rialza dai nostri fallimenti.
3. La Comunione dello Spirito: È la forza che ci permette di vivere uniti, superando egoismi e divisioni.
Spesso pensiamo al dogma della Trinità come a un complicato rompicapo matematico: come possono tre persone essere un unico Dio? Ma la fede non è un’equazione, è una relazione.
Il messaggio più profondo della Trinità è che Dio non è solitudine. Dio non è un monarca isolato nel suo cielo, ma è comunione, è dialogo, è amore che circola.
C’è il Padre, la sorgente della vita che ci crea e ci accoglie.
C’è il Figlio, Gesù, che si è fatto carne per dirci che non siamo mai soli nel dolore.
C’è lo Spirito Santo, il "soffio" o il collante che unisce il Padre e il Figlio e che abita in noi per guidarci.
Cosa dice questo alla nostra vita quotidiana? Ci dice che, essendo stati creati "a sua immagine", noi non siamo fatti per stare soli (Dio non è solitudine). Diventiamo veramente noi stessi solo quando usciamo dal nostro egoismo per andare verso l’altro, e in questo modo realizziamo il fatto di essere creati a immagine di Dio. La Trinità ci insegna che la diversità non è divisione: il Padre non è il Figlio, il Figlio non è lo Spirito, eppure tutti e tre sono una cosa sola. Così anche noi, nelle nostre famiglie e comunità, siamo chiamati a essere diversi ma uniti dall’amore.
Ogni volta che facciamo il segno della Croce, non facciamo solo un gesto scaramantico, ma ci "immergiamo" in questo oceano di amore. Chiediamo allora oggi la grazia di vivere come la Trinità: pronti all’ascolto, aperti al dono e uniti nella carità.