XIV DOMENICA T. O. A - 2026
CAPACI E MERITEVOLI
L’art. 34 della Costituzione Italiana, sul diritto allo studio, dice: I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La giustizia qui passa attraverso l’economia: i “capaci e meritevoli” hanno diritto di ascendere nella scala sociale, sia coi soldi di papà sia (se mancano) coi soldi dello Stato. Nulla si dice sui criteri che guidano nelle scelte di ciò che si studia, e si dà per scontato che da qualche parte ci saranno degli incapaci e immeritevoli. Chi o che cosa rende capace o incapace? In questa visione atea possiamo pensare a qualcosa di indefinito: il destino o forse la natura che, madre e matrigna, rende qualcuno capace e qualcun altro incapace. Se il capace sfrutta la sua capacità in modo adeguato, diventa “meritevole”, cioè degno di onore e stima da parte della società, salendo a quei gradi più alti degli studi che portano ad una posizione sociale “alta”.
Sapienti e dotti = è evidente che (al di là della questione economica), i sapienti e i dotti che il mondo forma (anche con i suoi sistemi scolastici) sono proprio quelli di cui parla negativamente Gesù. Qui cogliamo perfettamente la distanza tra il regno degli uomini (lo si chiami anche democrazia o meglio meritocrazia) e il Regno di Dio annunciato da Cristo. Gesù addirittura loda il Padre perché ai sapienti e dotti vengono nascoste delle cose: Dio, dunque, è perfido perché a qualcuno dona e a qualcuno nasconde? Cerchiamo di capire meglio, perché è l’esatto contrario.
Nella visione atea c’è un’entità non ben definita (l’abbiamo chiamata per comodità Destino o Natura) che si comporta in modo capriccioso o casuale: a qualcuno dona capacità, a qualcun altro no. Accettando questa visione, il mondo degli uomini (che magari si proclama democratico) accoglie, senza spiegarlo, un’ingiustizia di fondo, e su questo basa la sua scala gerarchica.
I doni di Dio = per noi cristiani invece Dio dona a tutti senza far differenze, come dice S. Pietro: Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia (At 10, 34 – 35). L'amore di Dio è incondizionato e non si basa sui privilegi terreni o sullo status delle persone. Spesso sono invece gli esseri umani a fare discriminazioni basate su pregiudizi. Lo Spirito Santo dona a tutti gli uomini, e la pratica religiosa permette di scoprire e affinare questi doni. Tutto è dono di Dio, dalla vita alle nostre capacità. E nessuna capacità è migliore o più preziosa, perché tutte hanno una sola origine e un solo fine che è l’amore. Ogni uomo è creato con la capacità di amare, e se volge i suoi doni a questo fine, diventa uno di quei piccoli a cui è donata la sapienza vera, non quella dei dotti.
Incapaci e immeritevoli = come abbiamo accennato sopra, i doni di Dio possono essere pervertiti. Lucifero, creato come essere angelico e intelligente, ha scelto di usare il suo dono per il male. Anche quella che il mondo chiama intelligenza può essere pervertita, come lo scienziato che usa la sua intelligenza per costruire la bomba atomica o un’arma biologica letale. Si diventa invece “piccoli” nel senso evangelico se ci si scopre “incapaci e immeritevoli”: questa non è una diminuzione dell’uomo, ma al contrario la sua esaltazione. Se l’uomo scopre che è creato a immagine di Dio, mette da parte la propria immagine egoistica. Noi valiamo per quanto ci dichiariamo “incapaci” di fare qualsiasi cosa senza Dio. Con Dio invece, diventiamo capaci di grandi cose, ma perché non le facciamo noi – le fa lui, utilizzandoci come strumenti per compiere la sua volontà. In questo modo siamo anche “immeritevoli”, perché il merito di ciò che facciamo non è nostro ma è di Dio. Se pensiamo di “meritarci” il Paradiso con le nostre opere, cadiamo nel peccato di superbia e rifiutiamo la Grazia di Dio.
Imparate da me… = per realizzare lo scopo di diventare “piccoli” in senso evangelico, bisogna imparare da Gesù – che propone il modello di due virtù: mitezza e umiltà. (1) la mitezza comporta il dominio di sé, ed è grazie ad essa che i miti erediteranno la terra. (2) gli umili (i poveri di spirito, privi di egoismo) possiedono il cielo. Queste due virtù uniscono cielo e terra e aprono agli uomini il paradiso.