Omelia del 26 luglio 2026

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 XVII DOMENICA T. O. A – 2026
IL MISTERO DEL REGNO

Quando Gesù inizia la sua vita pubblica, il primo annuncio è: Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Anche nel Padre Nostro invochiamo: Venga il tuo Regno. Il concetto di Regno dei cieli o Regno di Dio è abbastanza semplice: indica il momento in cui la signoria di Dio si estenderà su ogni cosa. Gesù dedica molte parabole al regno dei cieli: nel Vangelo secondo Matteo sono ben dieci e oggi ne abbiamo ascoltate quattro… Ogni volta che Gesù cerca di descrivere qualche sua caratteristica, sembra però rimanere qualche mistero.
Già e non ancora = il primo annuncio ci dice che il Regno è vicino, però nel Padre Nostro dobbiamo pregare perché venga – e da duemila anni preghiamo. Ma è vicino o no? E quando verrà? Partiamo dalle prime due parabole di oggi.
Il tesoro nel campo e la perla preziosa = le prime due parabole ci dicono che questo regno è una cosa preziosa: un tesoro o una perla. C’è chi lo trova per caso (come l’uomo che lavora il campo: è un contadino che lavora un campo non suo) e c’è chi lo trova dopo averlo cercato a lungo (come il cercatore della perla). Queste persone ne capiscono immediatamente l’importanza, la preziosità, e sono disposte a vender ogni cosa, a dedicare ogni loro energia pur di possederlo. Vi sono però persone (come il proprietario del campo e il proprietario della perla) che sembrano disinteressati a cercarlo, tant’è vero che lo vendono senza problemi. Questo aspetto – quello di chi non cerca il Regno di Dio e paradossalmente lo vende ad altri, non è evidente nell’esposizione di queste parabole, ma solo considerando questi due atteggiamenti possiamo comprendere la terza parabola.
Il giudizio finale = Che destino avranno quelli che hanno cercato e trovato il tesoro e quelli che non se ne sono mai interessati? Abbiamo due tipi di uomini diversi: i cercatori del regno di Dio hanno fatto di tutto per trovarlo e possederlo. Gli altri uomini se ne sono semplicemente disinteressati… ma non cercare Dio e il suo regno significa rifiutare la vita. Ecco allora l’immagine della rete: al termine della storia, verranno separati i buoni dai cattivi. Il Regno di Dio si realizza completamente nel giudizio. Per lontano o vicino che appaia, quel momento si realizzerà certamente.
Il discepolo = la quarta parabola ci dice che si diventa discepoli del Regno dei cieli. Ora possiamo capire meglio. Essere discepoli del Regno dei cieli, significa essere discepoli di Gesù. Quando Gesù annuncia che il Regno è vicino, ci dice che Lui stesso è vicino. Più ci avviciniamo a Gesù, più ci avviciniamo al Regno dei cieli. Più ascoltiamo la sua parola e la mettiamo in pratica, più il Regno dei cieli inizia a diventare una realtà anche su questa terra. Il discepolo deve trarre dal suo tesoro cose antiche: la Scrittura, la Parola di Dio, le proprie esperienze di Cristo e di Dio. Ma poi deve trarre anche cose nuove: deve saper rendere ogni giorno nuova la sua esperienza di Dio, deve aggiungere creatività alle sue parole e alle sue opere per annunciare in modo sempre originale Gesù e il suo regno. E queste cose le trae dal suo tesoro: il cuore.
Un cuore docile (prima lettura) = la prima lettura ci permette di fare un altro passo, e proprio verso il cuore. Salomone richiede a Dio un cuore docile, cioè umile e capace di ascoltare lo Spirito. La parola “cuore” ritorna 900 volte nella Bibbia, è estremamente importante. Ecco allora la prima dimensione dove cercare il regno dei cieli: è il nostro cuore. Chi sa disporsi all’umiltà e all’ascolto di Dio compie il primo passo verso il tesoro. Farà tutto per contribuire a costruire il regno dei cieli, impiegherà tutte le proprie forze e tutto sé stesso. Altrimenti venderà il tesoro, la propria anima, sperando di ottenere vantaggi materiali.
Un regno non di questo mondo = nella Passione secondo Giovanni, dice Gesù a Pilato che il suo regno non è di questo mondo, però la sua edificazione inizia quaggiù. È la fedeltà al Vangelo e a Gesù a metterne le basi: il Regno è aperto a tutti, anche se qualcuno si esclude volontariamente. La Chiesa getta le basi del Regno di Dio: è un terreno privilegiato, eppure sempre ambiguo, a causa del peccato. È compito dei cristiani essere a servizio del Regno di Dio, come lo scriba dell’ultima parabola. Le critiche alla Chiesa come istituzione non devono allontanarci dall’impegno a migliorarla e a farne sempre di più il fondamento del Regno di Dio. Il compimento avverrà nel giudizio finale: solo allora il Regno di Dio sarà quello che deve essere, e l’impegno di ognuno sarà fondamentale per entrarvi.