Omelia del 2 agosto 2026

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 XVIII DOMENICA T. O. A – 2026
COMPRATE SENZA DENARO

Per comprendere in profondità alcuni aspetti del Vangelo di oggi (impropriamente detto “della moltiplicazione dei pani”) è utile riflettere sulla prima lettura dal profeta Isaia. Già 500 anni prima di Gesù questo profeta anticipa una visione del Regno di Dio. Ognuno dei tre versetti che abbiamo ascoltato ha un tema.
Comprate senza denaro (v. 1) = da tempo immemorabile il denaro determina la vita del mondo, creando i ricchi e i poveri. Questa frase è paradossale: non si può “comprare senza denaro”. Qui però il profeta immagina un mondo dove prevale su tutto la Grazia di Dio. Tutto è dono di Dio, e noi possediamo veramente qualcosa solo se, avendola ricevuta in dono da Dio, la ridoniamo agli altri. Se invece la possediamo tramite il denaro, in realtà ne siamo posseduti. Non siamo noi a possedere il denaro: è il denaro che ci possiede e ci rende suoi schiavi.
Ciò che non sazia (v. 2) = Se il primo versetto ci parla del cibo, qui si parla del superfluo. Il cibo ci sazia, il superfluo no, perché crea necessità e bisogni finti. Oggi questo è vero più che mai: nel Padre Nostro chiediamo il pane e non lo smartphone di ultima generazione. Qui il tema è la ricerca di senso. Il profeta Isaia denuncia l'illusione umana di cercare la felicità in beni materiali o in sicurezze effimere che lasciano il vuoto. Dio invece ci invita a riflettere su ciò che davvero nutre il cuore e dona un senso profondo all'esistenza.
Ascoltate e vivrete (v. 3) = La condizione per sperimentare la pienezza non è un'azione commerciale (comprare), ma un'attitudine di apertura (ascoltare). Come dice Gesù a Satana che lo tenta, l’uomo non vive di solo pane, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio. L’ascolto della Parola di Dio genera la vita e deve venire prima di ogni altra fame o bisogno.
Una grande folla (Vangelo) = nel Vangelo si muovono tre entità: Gesù, la folla e i discepoli. Gesù è Dio e la folla che lo segue a piedi e senza nulla chiedere incarna la speranza. Chi ha trovato Dio spera in lui e si affida, nella convinzione che riceverà comunque del bene.
Sentì compassione = Dio è misericordia. Gesù guarisce prima lo spirito con la sua Parola, e poi guarisce i malati. La guarigione spirituale precede ed è legata a quella fisica: quando Gesù si recò a Nazaret, a causa della diffidenza dei suoi concittadini non riuscì a guarire quasi nessuno.
Congeda la folla = i discepoli che dovrebbero essere quelli più vicini a Gesù, in realtà sono i più lontani. Vedono l’incontro con Gesù come un evento: ora l’evento è concluso e si dice tutti di tornare a casa o andare a mangiare qualcosa. L’ottica è puramente mondana, l’incontro con Gesù non differisce da uno spettacolo.
Voi stessi date loro da mangiare = Questa è la frase più importante: Gesù non è uno spiritualista. Di fronte alla mancanza di pane, Gesù non dice: “Pazienza: oggi faremo digiuno e preghiera”. L’ansia dei discepoli, che fa dimenticare la presenza di Dio, si risolve per loro nell’ottica dell’Arrangiatevi! Come sono venuti, se ne vadano: congeda la folla… vada a comprarsi...: l’evento è finito – ognuno pensi a sé, ma… Ma Gesù ribalta questa logica. Non occorre che vadano: l’incontro non è finito, la soluzione non è “fuori” ma qui. Al “comprare” dei discepoli (la logica del commercio e dell’ognuno per sé) Gesù contrappone il “dare”, la dimensione dell’amore e della condivisione. Questa frase è detta da Gesù per ogni tempo: nella nostra epoca, dove il 2% dell’umanità possiede l’80 % delle risorse, questa frase è ripetuta per l’Occidente ricco. C’è pane per tutti, e all’Occidente ricco Gesù dice: Date voi stessi da mangiare!
Non abbiamo altro che cinque pani e due pesci = questo è il momento del vero miracolo: il miracolo della condivisione. Il passaggio dal niente al poco è immenso. Niente è la negazione, poco è solo una considerazione di quantità. Se tutti dessero il loro poco, la fame nel mondo non ci sarebbe più…